Lynn Chadwick

25 settembre - 15 novembre 2007

inaugurazione: lunedì 24 settembre 2007, ore 21.


Sono passati quasi cinquant’anni dalla prima presenza dello scultore inglese Lynn Chadwick alla Galleria Blu di Milano, che per anni in Italia ne ha seguito e promosso il lavoro in esclusiva. Partecipò infatti ad una delle prime mostre internazionali della galleria che Peppino Palazzoli aveva aperto da poco più di un anno. La mostra “Quattro artisti inglesi: Armitage, Chadwick, Moore, Sutherland” fu particolarmente apprezzata e Chadwick ottenne un consenso particolare che lo riportò poi più volte alla Galleria Blu, prima in abbinamento con Kenneth Armitage (1963), e poi con una serie di mostre personali (1968, 1972, 1986, 1992 e 1997). Dopo la sua morte, avvenuta il 25 aprile 2003, nell’ottobre dello stesso anno la Blu gli dedicò la prima mostra postuma fuori dal Regno Unito.

Ora una nuova rassegna, a partire dal 24 settembre, riporta a Milano l’opera del grande artista inglese con una carrellata di una quindicina di lavori plastici di varie dimensioni (dai 28 cm di altezza della più piccola ai 100 cm della più grande) eseguiti tra il 1972 e il 1990.
L’attenzione sull’artista è andata via via crescendo nei pochi anni trascorsi dalla sua morte. Basti pensare che tra 2006 e 2007 le sue quotazioni sono aumentate di circa il 50% e le aggiudicazioni d’asta segnalano una particolare attenzione da parte del collezionismo internazionale. Fra i risultati più significativi sono da annoverare quelli riscontrati in un’asta di Sotheby’s dello scorso novembre a New York dove due grandi sculture sono state vendute rispettivamente a 1,864,000 US$ (Couple on a seat, 1984, h. cm 226) e a 1,472,000 US$ (Pair of walking figures – Jubilee, 1977, h. cm 198).

Chadwick, nato a Londra nel 1914, ebbe la consacrazione internazionale nel 1956 quando la Biennale di Venezia gli assegnò il Premio Internazionale per la Scultura. Gli inizi della sua attività negli anni Quaranta furono caratterizzati da opere in grado di muoversi nello spazio non però 
assecondando gli spostamenti d’aria (come avviene con i “mobiles” di Calder), ma secondo un moto preordinato e veloce, paragonabile a quello di un insetto o di un jet. Dal 1952 egli puntò soprattutto a una plastica che si sviluppa attorno alla figura umana e che risponde ad una costruzione dichiaratamente architettonica.
Permane, però, nella sua opera l’interesse e l’indagine per il movimento, che si manifesta soprattutto nella rappresentazione di figure sollecitate dal vento o nell’atto di salire una scala.

Impostata su una sorta di disegno a tre dimensioni - che l’artista realizza componendo delle armature di ferro destinate a fare da supporto ai piani - ogni scultura si presenta come una superficie articolata in cui il rigore dell’architettura non scade mai in una rigidezza compositiva o in una fredda plasticità. Un processo creativo assolutamente originale, questo, che ha consentito a Chadwick di raggiungere livelli formali di alta qualità, in cui l’indagine spaziale appare quanto mai integrata nella ricerca della forma, che fra l’altro possiede una singolare valenza narrativa.

L’interesse suscitato dalla scultura di Chadwick in tutto il mondo è ben documentato dalla presenza di opere sue nei musei e nelle collezioni più prestigiose, fra cui possiamo ricordare la Tate Gallery ed il Victoria & Albert Museum di Londra, il Centre Pompidou di Parigi, il Museum of Modern Art di New York e, in Italia, la Galleria Nazionale d’arte Moderna di Roma, la Collezione Peggy Guggenheim e la Galleria d’Arte Moderna di Venezia.
   


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